I compagni
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“Là fuori il mondo mi aspetta sì,
combatterò e vincerò,
e tutta l’anima ci metterò.
Nessuno mai mi fermerà”
da “Spirit, cavallo selvaggio”
(La storia preferita di Stefano)
SCUOLA PRIMARIA DI ARAGONA.
RACCONTO BREVE DI 5 ANNI SCOLASTICI DEL NOSTRO COMPAGNETTO STEFANO
UNA PICCOLA GOCCIA CADUTA DAL CIELO DISSETA PIU' DI UNA BROCCA DI ACQUA DI MARE E TANTE GOCCE POSSONO AIUTARE STEFANO FRANCESCO LATTUCA
NOI CI CHIAMIAMO STEFANO!
Pensate alla primavera ad un bambino che corre nel prato verde tenendo in mano il filo di un variopinto aquilone. Avete pensato? Beh! E’ facile pensare ad un’ immagine come questa, ma per noi bambini della quinta E ed F in questa immagine mettiamo un nostro compagnetto; ci mette i brividi, ci fa sudare, ci illumina gli occhi e dobbiamo metterci tutta la nostra buona volontà per immaginarlo in un posto a correre, perché il nostro compagno è affetto da tetraparesi, cioè non può camminare e non coordina i movimenti delle braccia e delle gambe e come se non bastasse non parla, non perché non sia capace ma perché non riesce ad articolare le parole.
Attenti! Non dovete pensare, però, ad un bambino fatto come un sasso, al contrario: è un bambino con un sorriso a 360°, due occhioni neri, capaci di leggere i libri e i cuori, ed un’intelligenza viva, creativa, curiosa, furba. Dimenticavo. Non vi ho detto il suo nome. Si chiama Alessandra Stefano. Direte: “Come fa ad avere un nome femminile ed uno maschile?”. Risposta: “ Perché ognuno di noi è Stefano e noi siamo in 47 (48 con lui) ed allora succederà che a volte ha un nome femminile e maschile e a volte due nomi maschili”. Chi vi sta parlando in questo momento è appunto Alessandra.
Scusate, voi non avete sentito ma in classe c’è stato un grosso rumore. Alberto Stefano, nel tentativo di prendere una penna dal banco ha buttato per terra il mio astuccio. La sua mano è stata più veloce o forse più lenta del suo pensiero e allora “patapufft”. Tutto a terra!
Ne sentirete tanti di questi rumori del nostro compagnetto Martina Stefano ma non è colpa sua; purtroppo, una brutta otite, quando aveva appena sei mesi, gli ha causato questo brutto guaio.
Lui Salvatore Stefano quando fa questo “patatrac” ci resta un po’ male, ma poi quando noi compagnetti gli riordiniamo tutto ci riprova, magari combinando altri rumori, ma non si arrende e qualche volta ci riesce e sorride felice, come un campione olimpico che ha appena vinto una gara e lui Salvatore Stefano (sono un altro bambino di nome Salvatore) ha vinto la sua piccola importante gara di afferrare un oggetto.
Silenzio! Stiamo leggendo.
Penserete che Luigi Stefano non sia attento? Non è così perché i suoi grandi occhi, come una perfetta macchina fotografica, inquadrano la pagina e segnano rigo per rigo. Direte: “ Avrà capito? Proviamo!” E’ una lettura che parla del Natale.
Luana Stefano dice al maestro: “ E’ una storia di Carnevale?” Le sue grandi palpebre si aprono, mostrano quei due occhioni neri,come il carbone, e stupiti perché pensa che fosse il maestro a non aver capito. “ E’ una storia con il mare?” Ripete lo stesso movimento. “ Si parla di un albero illuminato, di una casa, di una famiglia, di Gesù Bambino?”. “ Le sue palpebre si chiudono: è un si.”
Raimondo Stefano è questo: un bambino che comprende tutto e comunica solo con gli occhi ed è un grande chiacchierone. A volte quando è stanco grida come a dire: “ Non è possibile fare sempre scuola, giochiamo un po’!”. Così a volte, “per grazia ricevuta” giochiamo a “piripicchio e piripacchio”, un gioco divertente ma per lui molto faticoso perché Maria Cristina Stefano deve alzare ed abbassare le mani (cosa non semplice!) ma lui non si rifiuta, perché giocare è bello e divertente.
Non sempre Loredana Stefano arriva a scuola alle 8.30 come gli altri, (perché) tre volte la settimana viene alle 10.30 perché va a fare terapia, altrimenti i suoi muscoli possono atrofizzarsi. Non vi dico l’entusiasmo che scatena il suo arrivo.
Carmelo Stefano è una bomba; un calcio alla porta, un grido, un sorriso ed ecco entra.
Salvatore (un altro) Stefano non fa così perché è un disordinato sfascia tutto ma perché la sua gioia nel venire a scuola e incontrare i compagni e i maestri gli velocizza i movimenti e involontariamente colpisce la porta. Già proprio così.
Giuseppe Stefano se ha desiderio di abbracciarti rischi di prendere un bel pugno in faccia o se vuole manifestarti la sua gioia per qualcosa, rischi una pedata negli stinchi, ma se gli dici di darti un abbraccio lui, con un forte controllo mentale dei suoi movimenti, ci riesce ma rischi di essere soffocato (scherzo!).
Vi racconto qualcosa di curioso di Daniela Stefano. Eravamo in prima e dovevamo fare la recita: canzoncine, poesie per tutti. E Stefano? Un lampo ed anche Stefano ha avuto la sua parte: è stato Gesù Bambino e al suo momento è uscito muovendo le braccia come se volesse avvolgere il mondo.
Era Natale ma Sharon Stefano era felice come una Pasqua. Gli applausi lo hanno commosso, tanto che aveva gli occhi lucidi di gioia.
In prima quando stavamo imparando a leggere, lui con gli occhi e le orecchie osservava, sentiva e memorizzava. Pensate. Ha imparato a leggere.
Carmelo Stefano legge come tutti noi, ma non riesce a scrivere perché non può tenere in mano la penna.
Non vi dico, quando con la maestra Rosetta abbiamo cominciato a fare i primi numeretti, Martina Stefano era veloce nel contare, nel sommare, ma purtroppo è arrivato fino al trenta perché i suoi occhi non riescono a controllare i vari raggruppamenti. Sfido, con gli occhi non riusciamo a contare neanche noi perché poi ci perdiamo nella linea dei numeri, senza segnare con il dito.
Un episodio molto bello è successo in seconda. Stefania Stefano (sembra un gioco di parole) ha partecipato alla festa di fine anno nel piccolo teatro dell’oratorio; pensate nel balletto pur stando seduto sul suo passeggino, alzava e muoveva braccia e piedi in modo quasi coordinato e sapete perché? Si era allenato a scuola e a casa ed era riuscito ad allenare la sua mente, a controllare, anche se per poco, i suoi movimenti.
Quando con la forza della mente costringe il suo corpo a regolarsi Maria Assunta Stefano ci riesce, per poco tempo è vero, ma ce la fa perché il suo impegno è forte.
Quando è ora di andare a casa Francesca Stefano non è molto contento perché vorrebbe restare con noi e quando arriva la sua mamma e lo prende in braccio lui punta i piedi, non vorrebbe lasciarci.
Simone Stefano è proprio così: volenteroso, attento, impegnato e segue anche le lezioni di inglese della maestra Rosy e impara anche con lei, ma non parla e quindi …………
Ciao a tutti, sono Clara Stefano e appartengo alla quinta E.
Spesso le due classi si riuniscono per fare dei lavori comuni. Mi ricordo un giorno, in terza, la maestra Anna doveva spiegarci la visita guidata al sito Archeologico di S. Vincenzo. Era affascinato nel sentire la storia del sito.
Giovanni Stefano era attento come non mai, niente doveva sfuggirgli e se non capiva qualcosa, lentamente, con fatica alzava la mano come per dire: “ Racconta di nuovo” oppure “ Queste cose le conosco già!”. Dopo qualche giorno siamo andati a visitare il sito Archeologico, un posto bellissimo ma con diverse difficoltà per il terreno accidentato.
Marta Stefano non si è perso d’animo e anche se la mamma cercava di dissuaderlo, lui sempre con quegli occhioni neri ha chiesto al maestro Totò di aiutarlo e il povero maestro (un po’ anzianotto e acciaccato) l’ha preso in braccio aiutato dalla mamma e non senza fatica ha visitato le grotte preistoriche e tutti siamo entrati nella grande grotta, facendo delle foto. Come era felice quel giorno Elidio Stefano. Sembravamo tutti degli archeologi provetti, raccoglievamo cocci e li portavamo ai maestri e anche lui ha voluto i suoi cocci chiedendone spiegazione. Certamente non sempre riusciamo a capirlo ed allora lui sbuffa e gli occhi di Alessio Stefano diventano ancora più penetranti e si muovono in tutte le direzioni e con impegno e tanta volontà Riccardo Stefano ci comunica il suo bisogno, il suo desiderio che per noi diventa un comando.
Potrei raccontarvi tante curiosità su Christian Stefano ma faremmo un elenco troppo lungo.
Una mattina abbiamo fatto la semina delle fave, dei piselli e dei ceci nel giardino della scuola. Come concime, il nostro collaboratore scolastico Federico, aveva usato quello stallatico e poi alcuni bambini dopo aver fatto un buco nel terreno hanno messo il semino. Anche Silvia Stefano ci ha provato e poi ha buttato il suo semino. Non è andato al posto giusto ma lui era felice lo stesso.
Quando siamo andati in gita a Piazza Armerina, lui Angelo Stefano non ha voluto rinunciare. Come poteva! Durante il viaggio ognuno di noi si alternava per fargli compagnia ed i suoi occhi erano attratti dal paesaggio intorno. Arrivati alla villa del Casale, per un po’ ha seguito il percorso insieme a noi ma poi per Filippo Stefano non è stato più possibile perché c’erano molte barriere architettoniche. Io penso che bisogna eliminare tutte le barriere che impediscono alle persone diversamente abili di visitare i luoghi storici o i musei o poter entrare nei posti che desiderano. Quando siamo ripartiti, sul pullman, eravamo tutti sfiniti, solo lui Cristian Stefano aveva gli occhi aperti e vivaci e illuminavano la notte come i fari del pulman.
Un bel giorno Erica Stefano era particolarmente su di giri. Quando capita a noi, i maestri ci calmano con una medicina infallibile: “ La noticina”. Penserete: il maestro gli ha fatto un trattamento diverso! Non è stato così e non poteva essere così, perché lui è uguale agli altri. Gli ha scritto una bella (si fa per dire “bella”) noticina!.
“Alessia Stefano disturba”. Ha fatto un po’ il broncio ma poi, silenzio assoluto. L’indomani fa cenno alla maestra di sostegno Laura di prendergli i quaderni. Poi di aprirgli il quaderno di Italiano e ………. incollato alla pagina c’era un foglio, un fax: veniva da Firenze.
Vincenzo Stefano aveva fatto capire alla mamma che a scuola qualcosa era andato storto e questa aprendo il quaderno ha visto una noticina, solo che ci voleva la firma del papà e questi era a Firenze per lavoro. “Te lo firmo io” gli disse la mamma ma Laura Stefano risoluto disse “no” con gli occhi. “ Come fare allora?” Guardò verso il computer: la noticina fu spedita a Firenze e già la sera era di ritorno. L’indomani indicò con gli occhi lo zaino, il maestro aprì il suo quaderno e nel vedere quel fax firmato dal papà si mise a ridere dicendogli: “ Poteva firmare anche la tua mamma!” Raimondo Stefano alzò gli occhi per dire che anche il papà doveva sapere della sua noticina. Tante volte, quando fa dei lavori nuovi ( con la maestra Laura prima, perché trasferita) con la maestra Franca ( di quest’anno), il maestro gli dà un bravissimo con tante –ssssssss, in questo modo: “Bravissssssssssssimo!”.
Michele Stefano è felice e si sforza a contare le –s con gli occhi ma a volte sono così tante che riempiono tutto il quaderno. Lui, Luigi Stefano è felicissssssssssssssimo (scusate, mi sono fatto prendere anch’io dalla mania delle –s).
Francesco Stefano è proprio un bambino che non si tira mai indietro. Pensate che dovevamo preparare le recite di fine anno; recite in dialetto, che parlavano dei mestieri scomparsi. Lui era “u zi Pasquali, maritu da za Pippina, la conciabrocche”. Pensate quale impegno ha messo sulla recita. Era in primo piano e anche se non parlava quando i vari personaggi lo salutavano con un antico “Benedica zi Pasquà”, lui, Alessia Stefano, alzava la mano con fatica ma sempre partecipe al discorso. Alla fine grandi applausi per tutti, ma specialmente per Andrea Stefano. Si sentiva vanitoso come un grande attore del cinema. Rideva, muoveva braccia e gambe come se volesse alzarsi dal suo passeggino.
Giorgia Stefano anche quel giorno aveva vinto sulla sua malattia, perché non dovete pensare che sia facile per lui alzare il braccio e rispondere al saluto, ma la sua caparbietà, l’allenamento fatto in casa, gli ha permesso di riuscirci.
Si, Giusi Stefano ha voglia di vincere perché vuole essere come tutti noi; il suo comportamento ci mette coraggio, ci sprona a migliorarci quasi come fossimo noi diversamente abili. Ma forse lo siamo veramente, quando dimentichiamo per un attimo che non è come noi.
Massimiliano Stefano è un esempio per tutti. Paziente quanto basta, curioso all’infinito, giocherellone e socievole con tutti e volpone quando serve.
Salvatore Stefano è ormai in quinta e continua nel suo lavoro; è sempre presente a scuola e sembra che i raffreddori non abbiano potere su di lui.
Luigi Stefano ha un corpo sano, una mente viva, un cuore grande.
Questa è la sua storia, la storia di un bambino, Katia Stefano, che vorrebbe andare in strada a giocare, a sentire nel bosco i canti degli uccelli, a scuola e scrivere le parole con la sua mano e raccontare il suo sogno.
Leggendo con i nostri insegnanti un articolo sul giornale, abbiamo scoperto che negli Stati Uniti, e precisamente a Miami in Florida, a Fort Lauderdale, c’è un centro che può aiutarlo.
A guarire? Chissà!? Ma sicuramente a migliorare di molto le sue capacità: questo è ciò che assicurano i medici americani presso cui si è già recato Stefano accompagnato da mamma Zina e papà Giuseppe nel mese di luglio di questo anno per una visita preliminare.
Per noi è stato, è e sarà sempre una risorsa e mai un problema.
Noi lo vogliamo ma soprattutto lo dobbiamo aiutare, affinchè Stefano realizzi il suo sogno che è quello di poter essere libero e spensierato come “Spirit, cavallo selvaggio”, suo cartone animato preferito, che corre a testa alta incontro alla vita.
Grazie amici per la disponibilità anche solo a leggere il nostro libro. Se poi aveste la folle idea di farci divulgare il nostro messaggio, riempiremo il mondo non solo con i nostri sorrisi ma portando il più importante tra i sorrisi, quello del nostro Stefano.
Ci appelliamo a tutti quei bambini, quelle persone che sentono di chiamarsi Stefano come noi.
Vorremmo concludere con una frase che Stefano ha scelto, fra tante, per il giorno della sua Prima Comunione, e che dimostra quanto sensibile sia:
“IO SONO LA CONFERMA DEL MIRACOLO CHE HAI COMPIUTO IN ME”
N.B.
Le tante “tinturie” (furbizie) di Stefano:
- gita a Zafferana Etnea;
Stefano stando sul passeggino gioca a palla con i compagni.
- la ricreazione;
Quando il maestro esce per prendere una boccata d’aria, Stefano con un calcio gli chiude la porta per lasciarlo fuori e potere continuare la ricreazione.
- Stefano entusiasto;
quando acquista un nuovo indumento cerca di mostrarlo a tutti con la sua felicità.
Direzione Didattica di Aragona Luigi Capuana
Dirigente Dott.ssa Maddalena Lattuca
Ins. Collaboratore Salvatore Iannuzzo
Insegnanti: Miccichè Rosa
D’Alessi Anna
Parello Rosy
Latino Letizia
